I bisogni dei giovani oggi: sfide e prospettive della generazione post-pandemia
Perché parlare di GENERAZIONE POST-PANDEMIA? L’emergenza sanitaria ha lasciato un segno profondo nei giovani alterando aspettative e accentuando fragilità. Ansia, insonnia, depressione, disturbi alimentari sono diventati problemi sempre più frequenti, sintomi di un disagio crescente. Se parliamo ad esempio del senso di isolamento, il dato è preoccupante. Secondo il Censis il 45% dei giovani preferisce trascorrere più tempo possibile a casa. Si sono sviluppate forme di agorafobia, la paura di uscire o di trovarsi in spazi aperti. Il senso di solitudine ha subito un’ascesa spaventosa, sopratutto tra gli under 25. Ma l’impatto della pandemia non ha riguardato solo la salute mentale. La mia generazione ha sviluppato aspettative minime per il futuro. Da un punto di vista lavorativo manca totalmente una progettualità a lungo termine. Non sono le possibilità lavorative il problema, ma le condizioni e la precarietà del lavoro che molto spesso è un disincentivo a cercarlo. Il fenomeno dei NEET (acronimo inglese di Not in Education, Employment or Training) è un problema sempre più grave. Si parla dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione. La rassegnazione e l’indifferenza sembrano avere la meglio, per lo più.
Tra le ombre delle incertezze si accendono però anche timide luci di resilienza. Pur nutrendo un senso di sfiducia nelle istituzioni, i giovani dimostrano un forte desiderio di essere parte attiva della società. Movimenti per il clima, il volontariato e l’impegno sociale stanno crescendo. Questa non è una generazione arrendevole ma che vuole incidere sul proprio futuro. Tuttavia è vero, molti si sentono ancora invisibili nei processi decisionali e per questo è fondamentale stimolare il pensiero critico e l’impegno civile utilizzando anche nuovi strumenti che questo tempo ci mette a disposizione. E’ necessario lavorare per rendere i giovani protagonisti del cambiamento e non semplici spettatori, già nell’oggi e non solo nel domani.
Ci sono sfide che non possono essere rimandate e questo i giovani lo hanno capito. C’è una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali. Sempre più giovani considerano la sostenibilità una priorità e chiedono politiche concrete per contrastare il cambiamento climatico (che non è altro che il riscaldamento globale).
Affrontare i bisogni della generazione POST-PANDEMIA significa tener conto di tutto questo; significa investire in politiche che garantiscano lavoro, benessere psicologico, equità sociale e opportunità di partecipazione. Essere ascoltati è il primo passo per sentirsi accettati.
Auguro alla mia generazione e a quelle future, un mondo che abbandoni la presunzione di conoscere i nostri bisogni e che sia pronto ad accoglierne di nuovi.
Martina Ricci (consigliera comunale di San Casciano Val di Pesa, delegata alle politiche giovanili )